febbraio 2012
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Cos'è Controne?
a cura del rag. Nicola Chiano
Su Controne non esiste un testo specifico che racconti un po’ tutto di questo piccolo centro, ma molti hanno scritto qualche cosa e tra questi sono da ricordare:
- il dott. Lucido DI STEFANO da Aquara con il “Discorso XVI – del Controne” compreso nell’opera manoscritta in tre volumi intitolata “Della Valle del Fasanella nella Lucania” Aquara 1781 (di questa parte di opera sono in possesso di fotocopia dall’originale);
- - l’Ispettore Scolastico prof. Domenico SIRIBELLI di Serre nel libro “Verso l’Alburno” ove al Cap. VIII “dal Serino all’Alburno” parlando della strada per Controne, lo definisce centro commerciale di largo interesse zonale e lo indica tra l’altro come porta d’ingresso alle Grotte di Castelcivita, -Edizioni Palombi – Roma 1975;
- Il Prof. Paolo Tesauro OLIVIERI da Altavilla Silentina nel libro “Settembre 1943 – La tragedia delle popolazioni nei comuni della valle del Sele e dintorni” Edito da Studio P nel 1979;
- Il prof. Adriano CAFFARO dell’Università agli Studi di Salerno con il libro “Insediamenti Rupestri degli Alburni” edito a cura della Comunità Montana Alburni nel 1983. In questo testo vengono rappresentate e si parla delle grotte di Sant’Elia e di Fra Liberto, situate a mezza costa lungo il pendio boscoso del lato meridionale degli Alburni, pendio che si trova alle spalle del nostro centro abitato, e si parla anche di altre del circondario;
- Antonio CAPANO, con il libro “Controne –Note storiche-“ edito dall’ARCI Postiglione nel 1993; testo nel quale, tra tante altre notizie, viene trascritto in stampa il manoscritto del “Discorso XVI del Controne” innanzi richiamato;
- La Comunità Montana Alburni, con il testo “Nel territorio degli Alburnic’è…..” Edizione 1996;
- Il dott. Generoso CONFORTI da Postiglione, dimorante a Salerno, nel libro“Le festività Religiose nei paesi degli Alburni” edito dall’ARCI Postiglione nel 1999;
- Il prof. Raffaele MARE, nativo di Controne, trapiantato a Corleto Manforte, ora dimorante a Salerno, in vari testi e fra questi:
- “Paesi degli Alburni –storia e leggende-“ edito dalla EDI/SUD nel 1990;
- “Uomini e fatti di Controne” edito dal Centro di Cultura e Studi Storici ALBURNUS–ARCI Postiglione nel 1995;
- “Figli dell’Alburno nel Risorgimento 1820/1860” edito da Il Corriere edizione 1996;
Su Controne hanno scritto , inoltre, anche se con pochi cenni, tanti altri storici e letterati, in epoche antiche e recenti a cominciare dai monaci Benedettini che avevano qui una Abbazia, tanto che ciò che di seguito racconterò sarà solo l’insieme di notizie da me raccolte da varie fonti.
Prendendo quindi spunto dai vari autori e dalle mie ricerche fatte nell’archivio comunale vi parlerò della storia, dei fatti e delle leggende di questo centro rurale.
"Controne è un piccolo paese dell’entroterra Salernitano,distante 57 km. dal capoluogo, nel cui territorio vivono attualmente poco meno di mille abitanti.
Posto lungo un declivio ai piedi della catena degli Alburni è situato in una valle a 204 slm. ed è porta d’ingresso del Cilento e quindi del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Dallo svincolo di Campagna della A3 lo si raggiunge in 22 km percorrendo prima la S.S. 19 e poi la S.P. 12. E’ inoltre distante da Paestum solo 23 km.-
Il suo territorio è posto in una conca naturale nel cui centro scorre placido e limpido il fiume Calore salernitano. E’ protetto dai venti del Nord e del Nord-Est, “La Bora”,
( “l’avoria” dicono a Postiglione; “U’ vient r’ terra” dicono a Controne) dai Monti
Alburni, e sul lato Sud è protetto dal “Libeccio” che viene dal mare ( “lu vient r’ acqua” dicono a Controne) dalla colline delle Cimmaglie e dal monte Doglie. Ha quindi una temperatura mite pur essendo molto soleggiato, tant’è che abbondano tutte le specie di agrumi dalle arance ai mandarini, ai limoni, ai cedri ai pompelmi. Vi sono poi grandi siepi di fichi d’india, e crescono rigogliose tutte le specialità di frutta.
Una curiosità: Stante il suo clima temperato, nei secoli scorsi, nel territorio di
Controne si produceva“La manna”. Era una linfa che veniva essiccata all’aria aperta dopo essere stata raccolta,mediante incisione del tronco, da alcune specie di Frassino, che crescevano solo a Controne.
L’accesso a Controne può avvenire da varie strade e da tutti i punti cardinali. Da Est, provenienti da Castelcivita, si incontrava un tempo la Chiesa di Santa Sofia e San Michele; da Sud, provenienti da Roccadaspide, si incontra ancora oggi la Chiesa di Santa Maria e San Donato; da Ovest, provenienti da Eboli, si incontrava la Chiesa di San Sebastiano e da Nord, provenienti da Postiglione, si incontrava la Cappella votiva di San Leonardo. Al centro del paese c’è poi la attuale chiesa parrocchiale, un tempo Abbazia Benedettina, dedicata al Patrono San Nicola, ed anche al Sacro Cuore di Gesù.
Stante la facilità di accesso al paese attraverso le varie strade che univano Controne a tutti i paese del circondario, era divenuto nei secoli scorsi un centro di grosso interesse commerciale per l’intero comprensorio, per cui si svolgevano varie fiere di merci e bestiame. Ogni Chiesa, nelle sua adiacenze vedeva svolgersi una sua fiera dedicata al proprio santo. Infatti si svolgono ancora il 19 gennaio la Fiera di San Sebastiano; il 27 giugno quella del Sacro Cuore; il 2 agosto quella di San Donato ed il 28 settembre quella di San Michele. C’era poi fino agli anni ’50 il mercato del giovedì che si svolgeva nella piazza principale del paese.
Il Mercato ed alcune delle Fiere sopra hanno origine antichissime, basta pensare che la Fiera di San Michele è un “privilegio” antico di circa 150 anni concesso da Ferdinando II, Re delle Due Sicilie con decreto reale del 6 settembre 1852 ed aveva in origine la durata di tre giorni dal 27 al 29 settembre di ogni anno. La Fiera di San Donato è ancora più antica; essa è un “privilegio” che ha circa 250 anni, ed aveva in origine una durata di sei giorni dal 2 al 7 agosto di ogni anno. Il privilegio fu concesso da Ferdinando IV, Re di Napoli, con decreto del 31 luglio 1766 che così recita: “Ferdinando IV, Re….- Il Re si è degnato accordare il suo Real permesso all’Università della Terra del Controne in Provincia di Salerno onde possa celebrare una fiera per lo spazio di giorni sei incominciandi dalli due di Agosto, e terminandi nel giorno sette di detto mese di ciascun anno, tempo in cui si celebra ìi in quella terra la Festività di San Donato Protettore della medesima…..”
Anche il mercato del giovedì era molto antico e conosciuto nei comuni viciniori. Il privilegio di detto mercato risale al 1797 ed è a firma dell’allora Re di Napoli Ferdinando IV.Oggi le fiere sono tutte ridotte a svolgersi in una sola mattinata.
Tornando al racconto sulle origini dell’abitato di Controne, c’è da dire che esse risalgono al IX secolo d. C., allorquando l’antica colonia di Posidonia venne invasa dai Sibariti che poi la dominarono a lungo, e quelle popolazioni, mal sopportando le vessazioni e l’oppressione, andarono esuli nell’entroterra.
Quei popoli addentratisi oltre le colline, dopo aver attraversato il fiume Calore, ritenendosi al sicuro da eventuali scorribande, giacché protetti sia dalle colline che li separavano dal mare che dallo stesso corso d’acqua non facilmente attraversabile, si fermarono “ a sedici miglia da Paestum” ai piedi della catena degli Alburni, in una rigogliosa spianata chiamata “Pezza”, ritenuto poi da molti il nome corrotto di “Paestzum”.-
Questo fu il primo insediamento civile di Controne, il cui nome, ancorché molto discusso, gli studiosi lo identificano con “CONTRA – ELJONE (dal greco helios
che significa sole”; ovvero “ Di faccia al sole”.
Essendo la dislocazione geografica esatta anche l’interpretazione del nome è da ritenersi plausibile ed attendibile.
Nel 1100 Ruggero BOSSO, Conte di Sicilia e fratello di Roberto il GUISCARDO ,
per un voto che aveva fatto e con il placet dei monaci benedettini di Cava dei Tirreni, iniziò i lavori di costruzione di una Abbazia “ai piedi dell’Alburno, nella Selva, nella zona del Controne”. L’opera fu portata a termine in pochissimi anni e venne affidata agli stessi Benedettini che ne fecero luogo di studio e di meditazione.
Quando nel 1248 Federico II’ di Svevia distrusse l’antico abitato di Controne alla località Pezza, risparmiò solo l’Abbazia con la relativa chiesa.
Nell’immediato dopoguerra, tra la fine degli anni ‘940 e gli inizi del ‘950, durante i lavori di dissodamento dei terreni con grossi mezzi meccanici, ci furono dei ritrovamenti di condutture di piombo, mosaici, ruderi murari, pezzi di marmo lavorato, monete e medaglie recanti l’effige del Toro di Nettuno(caratteristiche dell’epoca greca) . Il rinvenimento di altre monete effigiate alla Romana ed alla Velina, fanno supporre che questo paese fosse un grosso centro commerciale già nell’antichità. Vennero anche alla luce alcuni ruderi di un tempio a volta con
pavimento a mosaico, dedicato alla dea Ergiva .
Tutto questo materiale purtroppo è stato a suo tempo trafugato o comunque è andato disperso.
Questa è l’origine della primitiva Controne così come viene raccontata dallo storico Francesco Ferrara, socio corrispondente della Reale Accademia Economica della Provincia di Principato Citeriore, in una serie di articoli comparsi sul periodico “Il Picentino” e riuniti in un volume edito dalla Tipografia di Antino Cristoforo da Napoli nel 1849. Questa tesi viene sostenuta anche dagli storici Mazzella, Mazzocchi ed Antonimi.
La popolazione locale ricostruì l’abitato di Controne intorno all’Abbazia.
Questo primo nuovo insediamento è ancora oggi chiaramente distinguibile rispetto al successivo espandersi ed ingrandirsi del paese. Esso infatti ha una forma trapezoidale con vie molto strette ed archi, soprastanti le vie stesse, che collegano tra loro le abitazioni.
Esso è posto lungo il pendio che dall’Abbazia degrada verso il piano ed il fiume.
E’ racchiuso tra la Via S. Nicola (via che cingeva l’Abbazia e la Chiesa) , la via Salita Arco di Piazza, la Via Purgatorio e l’attuale Via S. Antonio ex Rua dell’Osso.
L’Abbazia Benedettina di Controne aveva una grandissima importanza tanto da avere il titolo di “ Abbazia Nullius”. Vale a dire che essa non era soggetta all’autorità vescovile del locale Vescovo di Capaccio, in base ad una Bolla Pontificia del Papa
Benedetto XIII.
Sulla piazza principale del paese, posta alle spalle dell’Abbazia, venne costruito il Palazzo del Barone Ferdinando VITELLI, Capitano di leva. Questi aveva ricevuto nel 1527 il feudo di Controne dall’allora Vicerè Principe d’Orange, quale ricompensa
“del soldo” dovutogli dalla Regia Corte. Il palazzo è stato completamente ristrutturato intorno al 1950 e poi nel post-terremoto del 1980. Attualmente la Casa Comunale ne occupa buona parte e nelle mura dello scalone di accesso è stato incastonato lo stemma originale in pietra della famiglia VITELLI.
Il palazzo baronale era munito di un cunicolo sotterraneo che attraversando la piazza lo collegava alla Chiesa. La famiglia Vitelli lo aveva fatto realizzare per accedere alla Chiesa senza correre alcun pericolo giacché i popolani del tempo intendevano distruggere la famiglia uccidendo anche il Barone che approfittava della verginità delle giovani spose avendo su di esse il diritto dello “ Jus prime noctis”. Detto cunicolo è stato interrato nei primi anni ’60 durante la totale ristrutturazione ed ammodernamento dell’intera piazza.
Uno degli eredi della Baronia nell’800 decise di abolire quest’ultimo privilegio, e ritenendo la propria famiglia colpevole dell’abuso commesso, volendo in qualche modo espiare la colpa, istituì un “Monte Vitelli” (un grosso deposito in denaro) il cui ricavato annuale veniva distribuito alle giovani donzelle contronesi in occasione del loro matrimonio. A seguito del trasferimento di questi Monti e Congreghe all’E.C.A. e poi ai Comuni ed alla relativa soppressione per legge dei così detti “enti inutili” il Monte non esiste più.
Sempre dalla piazza si dirama l’attuale Via U. Nobile ex Via Giudea. Questa via, lo dice anche l’antico nome, era il “Ghetto ebraico” del nostro paese. Essa infatti è una via senza uscite e conserva ancora oggi chiari segni dell’architettura ebraica di un tempo sia nelle scale esterne di accesso alle abitazioni sia nel tipo di finestre che sono ad arco.
L’Abbazia benedettina e la relativa Chiesa, godevano di uno specifico diritto Pontificio-concistoriale in merito alla nomina degli Abati. Ovvero la nomina degli stessi veniva fatta direttamente dal Papa. Alcuni degli Abati che ressero l’Abbazia Benedettina di Controne furono anche Cardinali come il Card. CARAFA, il Card. ASTATERA, il Card. SCOTTI e nel 1789 il Card. BORGHESE.
Emblemi attestanti la dignità vescovile dell’Abate di Controne si trovano scolpiti sui due frontali laterali dell’Altare Maggiore della Chiesa e sulla colonna marmorea portante il fonte battesimale (attualmente il fonte battesimale funge da acquasantiera nella chiesa stessa, mentre il battistero in legno intarsiato a forma di piramide ottagonale tronca con alla sommità le statue in marmo di Gesù e del Battista sono conservate ed esposte nel Museo vescovile della Diocesi di Teggiano.
Nella sacrestia si conserva, murata in una parete, la lastra di marmo originale del MDCCXXVII su cui è scolpita la trascrizione originale della Bolla del 04/09/1726 del Papa Benedetto XIII con la quale , in seguito ad un contenzioso giuridico amministrativo sorto tra l’Abate di Controne ed il Vescovo di Capaccio, il Papa precisava la sopra accennata facoltà di “Abbazia Nullius” concessa all’Abate Mitrato di Controne, Fabrizio DI CAPUA, dei principi di Ariccia ed Arcivescovo di Taranto.
Alla fine del ‘700 l’Abbazia raggiunse il suo massimo splendore che si concluse il 12/12/1798 quando il Re Ferdinando IV ne confiscò tutti i beni. Tutti gli atti ed i documenti che si riuscirono a salvare sono conservati presso la Badia di Cava dei Tirreni; altri purtroppo vennero distrutti in due roghi negli anni successivi in occasione di traslochi della sede municipale.
A seguito di varie peripezie, l’Abbazia passò in mano a privati (ora Fam. POTI), mentre la Chiesa si ridusse a solo Chiesa Parrocchiale.
Le varie ristrutturazioni abitative, l’ultima delle quali negli anni ’70, hanno completamente stravolto il palazzo Badiale trasformandolo, sena alcuna conservazione del passato, in un normale palazzo per civile abitazioni.
Purtroppo di questa struttura che nei secoli passati era punto di riferimento per l’intero territorio circostante non resta altro che la Chiesa anch’essa più volte ristrutturata. Fortunatamente, come già detto, si conservano i simboli cardinalizi ed il testo della Bolla Papale. All’interno della Chiesa di conservano statue lignee del XIX secolo di pregevole valore.
Nell’androne del palazzo comunale sono altresì conservati ed esposti alcuni “mascheroni”, delle fontane poste vicino alle sorgenti d’acqua situate nelle immediate vicinanze dell’abitato. Essi sono in pietra locale lavorati a mano (due si riferiscono mascheroni dell’omonima fontana le cui acque provengono dalla soprastante sorgente Acquaviva ed uno alla fontana della sorgente Fontana Vecchia).
All’interno del centro storico si possono ammirare numerosi portali in pietra di pregevole fattura fra i quali quelli di palazzo Fimiani, palazzo Poti ed abitazione Pirone in P.za Umberto I°, palazzo Gammaldi-Pastore in Via S. Nicola, palazzo Pastore e locali annessi in via D’Acquisto ex via Santa Sofia, abitazioni Manfredi e Perillo in via Moro ex Via Piazzile, abitazione Falce (sotto l’arco di don Paolo) in Via 1° maggio ex via Fornaciari, palazzo Conti al C.so Garibaldi, palazzi Pansa e palazzo Farsetti in via Sant’Antonio ex Rua dell’Osso e tanti altri.
La popolazione vive prevalentemente di agricoltura e la principale risorsa di questo paese è l’olio di oliva. Attualmente in paese esistono ancora tre frantoi oleari di tipo tradizionale dai quali si ottiene l’olio solo per spremitura e filtraggio e quattro di tipo moderno, detti “a ciclo continuo”. Nell’800 all’interno del paese si contavano oltre trenta frantoi funzionanti a mano o con asini o muli per far girare le macine. Un frantoio completo di questo tipo è possibile ancora ammirarlo nei locali della sig.ra Gabriella De Vecchi in via A.Moro ex Via Piazzile, mentre in P.za Umberto I^, all’interno della macelleria DI DIO, è possibile ammirare conservato splendidamente un torchio per la prima spremitura della pasta delle olive per l’estrazione dell’olio, completamente in legno, realizzato e marchiato Ottobre 1860.
L’altra coltivazione prevalente di questo paese è quella dell’ormai famoso “Fagiolo di Controne o Fagiolo a pisello” .
L’intero territorio è ricco di sorgenti d’acqua che oltre ad essere utilizzate per irrigare sono punti di sosta e refrigerio in occasione di scampagnate. Un tempo erano usate anche per il funzionamento di una diecina di mulini ad acqua necessari per la macinatura del grano e di tutti gli altri cereali. Le principali sorgenti sono “ Scorzo, Pastinella, Fontanelle, Lauriano, Fontana di Cedro, Bertone, Acqualanguilla, Vicchiariello, Cisterna, Fontana Vecchia mentre la principale e Acquaviva”.
Su quest’ultima sorgente “Acquaviva” e la vicina fontana “Mascherone” si intreccia una leggenda di un amore non corrisposto, sfociato in tragedia e morte riguardante la Ninfa Acquaviva ed il Satiro Mascherone. Questi dopo aver rincorso per selve e boschi la Ninfa, che leggiadra e gioiosa cantava e giocava, e dopo aver sperato invano in un grande amore, non vedendosi corrisposto, rincorse la Ninfa al fine di raggiungerla e possederla violentemente. Ella resasi conto del pericolo, nel fuggire attraverso i boschi, inciampò e cadendo battè la testa su di una pietra restandovi morta. La dove, la Ninfa cadendo ferita a morte, si era formata una pozza di sangue, sgorgò una sorgente di acqua limpida e cristallina. Il Satiro, resosi conto di ciò che scelleratamente aveva fatto, fuggì nella selva piangendo e straziato dal dolore, giunto poco lontano, per il grande rimorso si uccise.
La dove il satiro si uccise le popolazioni del luogo eressero una fontana chiamandola appunto Mascherone e l’alimentarono con le acqua della nuova sorgente che essi chiamarono Acquaviva. Così riunirono per sempre nella morte ciò che nella vita era stato impossibile unire.
L’intero territorio è tranquillo e la popolazione locale è molto ospitale, per cui è il posto ideale per trascorrere delle giornate di assoluto riposo; per respirare ancora
aria pulita ascoltando il cinguettio degli uccelli ed il gorgoglio delle acque sorgive che scorrono copiose. E’ bello e rilassante passeggiate lungo le sponde del fiume Calore classificato uno dei meno inquinati d’Italia, tanto che in esso ancora vivono alcuni dei pochissimi esemplari di “Lontra” esistenti in Italia, ed avere il piacere di scorgere di nascosto questo splendido animale che si tuffa nelle acque limpide per rincorrere le proprie prede quali trote, carpe e tinche.
Infine è ristoratore il sedersi a tavola nel rumoroso silenzio di un piccolo centro ancora incontaminato e gustare come un tempo gli antichi e semplici piatti della nonna con i profumi ed i sapori genuini di una volta, preparati con prodotti prettamente del luogo.
Fra questi piatti vanno ricordate in primo luogo le pietanze tipiche a base di “Fagioli di Controne”(Pasta e fagioli rossa, Pasta e fagioli bianca, Scarola e fagioli, Fagioli all’olio fresco, Pappone di fagioli,) e poi “Fusilli, Ravioli, Cavatielli, Lagana” per passare ai “ Paparuoli arruscati, Cucuzzielli e paparuoli ammuddati, Ciambottula, Mnestra maritata, Mnestra cu lu ntuppo” ed infine ai “Sausicchi, Supersate, Prusutto, Capcuollo, Lungaredda,” e tante altre pietanze cosiddette “povere” ma che conservano tutta la fragranza, gli aromi ed i sapori della genuinità di una volta.
A cura di:
rag. Nicola CHIAINO


